mercoledì 21 maggio 2014

La longevita' del vigneto

Nel 2005, grazie ad un incontro scientifico sui vitigni Moscati, giunsi a Lanzarote (Canarias), un vero laboratorio geologico.
Qui le piante di viti sopravvivono in grandi buche scavate nella lava e sono protette dal vento da muretti a secco. Un ambiente difficilissimo ma proprio qui la vite raggiunge una longevità impressionante, anche oltre due secoli: ho incontrato le viti più vecchie mai viste in precedenza.
Vigneto centenario in Basilicata

Naturalmente ci sono esempi di alcune piante longeve in altri luoghi e non mancano iniziative volte alla loro valorizzazione come in Alto Adige, Puglia, Valle d’Aosta, Slovenia (Maribor), California, Australia (Barossa Valley), Francia (Collegio dei Gesuiti di Reims), ma i vigneti centenari sono rarissimi: quando sono coltivati bene, sono capaci di vini particolarissimi, unici, veri catalizzatori dei piaceri del vino.
Questi valori stanno ritrovando qualche cultore e, probabilmente, occorrerebbe darne più risonanza economica con stimoli ed iniziative; anche la ricerca dovrebbe occuparsene maggiormente sia quella viticola che quella enologica.
La viticoltura moderna ed estensiva allontana l’uomo dalla pianta, è improntata a severi e ripetuti tagli per mantenere una forma prevalentemente di siepe e questo determina un declino precoce delle piante.
Il vigneto, nella storia, ha ricevuto forme molto più libere con interventi di contenimento limitati sia nelle forme espanse (alberate, viti maritate ecc.) come in quelle più contenute (alberello).
La durata sempre più ridotta dei vigneti, la crescita delle malattie del legno e vascolari sono segnali di una crescente distanza tra la tecnica moderna e la fisiologia della vite. Dopo i 25 anni la produzione è più contenuta e si attendono vini più equilibrati ma…il vigneto è ormai esaurito.
La gestione moderna è spesso una scelta più obbligata che razionale; il saper combinare meccanizzazione ed esigenze della vigna può aiutare a migliorare lo stato di benessere delle piante e la loro durata con sicuri vantaggi economici e di crescita qualitativa dei vini.
Ma la rivalorizzazione delle vigne vecchie dovrebbe costituire un impegno forte a carattere nazionale attorno al quale costruire dei valori storici, di architettura di paesaggio, di risorse di germoplasmi, di disegno naturalistico, di gusto imperdibile.
Occorre ritornare ad investire in cultura della vigna e dei suoi luoghi storici o “territori vigneto”, patrimoni rari e forieri di bellezze ed economie.

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