mercoledì 17 settembre 2014

Il paesaggio agrario toscano e le sue economie

Vigneti estensivi in Maremma Toscana
La Toscana ci porge dei paesaggi agrari di una bellezza e preziosità quasi sconvolgente: ancora oggi lo possiamo definire come il territorio che maggiormente ci “porta” nel mondo... è sufficiente pronunciarne il nome.
Ricordando quanti hanno trasmesso questo messaggio nei tempi lontani e più recenti, siamo fortemente orgogliosi di vivere queste unicità che forse solo per eccesso di immersione totale quotidiana, si rischia di non veder compiutamente anche nel loro inevitabile cambiamento.

Il paesaggio agrario italiano e toscano in particolare, descritto in pregevoli contributi storici ed oggi in ricerche e raffinati studi pluridisciplinari, ha delle dinamiche che occorre capire nella loro complessità economica e sociale. Trovare le armonie tra le economie del vino e il paesaggio agrario è sempre un passaggio non facile; penso alle mie Langhe, che nel volgere di due tre decenni, si sono “riempite” di vigneti conferendo panorami d’inestimabile bellezza ma anche accresciuto “fragilità” diverse.

Oppure osservo il Monferrato Casalese che in pochi decenni ha perso quasi completamente il suo vigneto, il più importante vigneto storico del Piemonte. E poi la Toscana, terra antichissima di vino, che ha avuto forti contrazioni di superfici ma che, con inizio anni ’70, (piani quadrifoglio) è diventata terra di nuova “conquista” intensiva al vigneto: tecnici piemontesi... veneti hanno portato nuovi indirizzi colturali, un significativo contenimento dei costi di produzione, un importante cambiamento degli scenari agresti.

Vigneti in Piemonte, zona Acquese
Ritengo che sarebbe quantomeno poco generoso tracciare un giudizio riprovevole verso tante imprenditorie che, attraverso impegni anche molto consistenti e qualche sottovalutazione di impatto ambientale, han saputo, in pochissimi anni, riportare al mondo intero un gusto e soprattutto il nome Toscana.
Il gestore del territorio oggi deve sicuramente correre ai ripari ed interagire con l’imprenditoria intelligente per segnalare, educare ad evitare scelte inopportune ma proporre anche soluzioni più adeguate.
Se oggi si fa vino in Toscana lo si deve anche all’ancestralità della policoltura e dei terrazzamenti che hanno custodito il terreno buono per secoli insieme alla sapienza antica: spesso, sono stati spazzati via in un baleno da giganteschi carri cingolati... come perdere una biblioteca con l’incendio. Quindi, in primis, la qualità del suolo è il punto focale di un investimento territoriale e quindi ne discende il buon utilizzo nel tempo; non da sola la collina è paesaggisticamente attraente.
La redditività, le bellezze, il salubre sono obiettivi comuni e quindi bisogna lavorare insieme anche negli impegni economici e per la loro tutela.
Ritengo che, queste consapevolezze, non debbano in nessun modo dividere gli operatori o creare rivalità sciocche: il mondo del vino ha necessità di sinergie economiche e tutti devono contribuire per accedere a benefici più duraturi. Un piano regolatore per le vigne (e non solo) è doveroso: poche regole per benefici più lungimiranti alle imprenditorie e al contesto di paesaggio, alla fertilità dei suoli.
Si potrebbe partire dalla certezza che tutti dipendiamo dalla capacità produttiva nel tempo dei terreni e dalla loro qualità biologica; l’impegno deve essere realizzato sia nella sistemazione girapoggio come in quella monte valle (rittochino), quest’ultima con molto più rischi... quindi bisogna averne più conoscenza tecnica per porvi rimedi adeguati. Essere un poco più “conservatori” nelle risorse naturali, che fan parte del paesaggio agrario, è una necessità inderogabile e occorre un impegno più consapevole e costante perché è una sfida economica primaria già ieri ma molto di più domani.
Panorami con Monte Amiata
Ma la Toscana deve proprio inseguire i modelli viticoli delle lande australiane, californiane e... di alcune europee? L’economia si ricava dai frutti della terra ma anche dalle bellezze composite e durevoli che solo pochi hanno la fortuna di possedere.

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