lunedì 29 febbraio 2016

Produrre VINO NATURALE

La nostra agricoltura si allontana sempre di più dalle scelte degli imprenditori stessi perché ‘condizionata’ da chi realizza la legislazione e soprattutto detiene le risorse fondamentali e strategiche per l’attività (germoplasmi, sementi, erbicidi, agro farmaci, fertilizzanti e altri mezzi connessi alla produzione).

La nostra viticoltura non sfugge a tali regole ed inoltre è un settore ‘ghiotto’ per l’industria correlata, a motivo dell’ingente consumo di pesticidi che ‘fabbricano anche altre malattie’ e di capacità produttiva dei terreni attraverso una aggressiva monocoltura (da qui la necessità sempre più forte di dover accedere ad inputs esterni per continuare a produrre). La viticoltura è inoltre autorizzata ed incoraggiata anche in ambienti inadeguati al vigneto e dove è possibile produrre solo grazie ad elevati consumi di agrofarmaci. Questo rispecchia una importante parte del quadro italiano, ma anche in Europa la situazione non è molto diversa.

Non possiamo, almeno nel breve periodo, modificare sostanzialmente questa situazione, che da origine, tra l’altro, a considerevoli economie.

Tuttavia con lungimiranza e con rispetto delle valenze economiche delle aziende, è possibile realizzare delle viticolture più sane e “organiche” ed elaborare naturalmente in cantina i vini ottenuti senza l’intervento di additivi. Questa scelta è molto impegnativa, molto professionale e non da possibilità di essere applicata in tutti gli ambienti viticoli, né garantisce la costanza produttiva. Questo fa capire subito che è una scelta che possono fare in pochi e che inevitabilmente ha un valore importante che il consumatore deve poter riconoscere. I produttori di vino naturale non possono continuare a ‘parlarsi addosso’ dicendo che sono migliori perché potrebbero ritrovarsi con il cerino in mano, spento. Ci sono ottimi produttori di vini “non-naturali” buonissimi che hanno fatto la storia del vino italiano e non solo, che in silenzio lavorano bene e con maestrìa sia in vigneto che in cantina e con valori di SO2 aggiunta anche inferiore a proposte di tanti produttori di “vino naturale”.

In pratica nella nostra grande viticoltura noi non facciamo abbastanza il nostro dovere principale che è quello di ottenere dell’uva atta ad essere elaborata per un vino stabile: non possiamo pensare di NON produrre bene in campagna per poi delegare a diversi interventi in cantina, tra i quali alcuni nocivi alla salute umana, per conseguire la durabilità nel tempo del vino.
Dati: Febbraio 2016


Per tutti i motivi su indicati è sempre utile ricordare la definizione di VINO (REGOLAMENTO CE 479/2008): “il vino è il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o no, o di mosti di uve”. Quindi se non ci allontaniamo dalla normativa ci sembra poco opportuno andare alla ricerca di definizioni di vini naturali che prevedano degli interventi aggiuntivi, a maggior ragione quando dannosi per la salute.

Esempio di additivi e pratiche consentite nella produzione del vino 


Vale la pena osservare come organismi istituzionali italiani, mondialmente di riferimento economico di settore come il Vinitaly, abbiano avviato tra l’altro delle iniziative (Free Wine) volte a premiare vini che presentino al massimo valori di solforosa totale di 40 mg/Lt. Ed è curioso osservare come altre manifestazioni o associazioni che si dichiarano dedicate ai “Vini Naturali” accettino vini con valori di SO2 ben superiori.

Questo dimostra ulteriormente che rimane ancora tanta strada da percorrere e quanto essa sia difficile, per portare al consumatore dei prodotti veramente aderenti alla definizione della parola “VINO”, prima che non ci venga usurpata da qualche ‘buontempone’.

E vorrei concludere con la ricetta della Scuola Medica Salernitana “mens laeta, requies, moderata diaeta” (mente lieta, quiete, dieta giusta).

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